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Intervista dell'Ambasciatore Alberto Cutillo per il quotidiano albanese Panorama, 23 settembre 2019

Data:

25/09/2019


Intervista dell'Ambasciatore Alberto Cutillo per il quotidiano albanese Panorama, 23 settembre 2019

Signor Cutillo, l’Ambasciata d’Italia è uno dei principali sostenitori dell’arte e della cultura nel nostro Paese. Quali sono i motivi di questo impegno nell’offrire un importante contributo in tale ambito e gli obiettivi per il futuro dello scambio culturale tra l’Albania e l’Italia?

Colgo innanzitutto l’occasione per esprimere solidarietà per le recenti scosse di terremoto che hanno colpito l’Albania. I nostri due Paesi sono simili anche da questo punto di vista e abbiamo purtroppo entrambi esperienza delle gravi conseguenze che questi fenomeni possono causare. Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, ha chiamato il Primo Ministro Rama, subito dopo la forte scossa di sabato scorso, per offrire aiuto e assistenza da parte italiana.

Per venire alla sua domanda, il settore culturale ha un potenziale enorme che nel mio mandato ho cercato di far crescere il più possibile, ma che si presta a dare ancora maggiori soddisfazioni.

Solo a titolo di esempio, per il mese di settembre l’Ambasciata d’Italia è il principale sostenitore della XIVesima edizione del Festival cinematografico dei diritti umani in Albania (IHRFFA) con un tema che abbiamo contributo a scegliere “ignorance kills“ e con circa 45 film e documentari in programmazione, tra cui il Traditore di Marco Bellocchio e Dogman di Matteo Garrone. Siamo inoltre il principale sponsor della mostra appena inaugurata presso la Galleria Nazionale, dedicata ad Adrian Paci, artista albanese che vive anche in Italia, simbolo e ponte tra le nostre due culture. In ottobre avremo un programma culturale ad hoc per festeggiare la XIX Settimana della lingua Italiana e nel mese di novembre celebreremo la IV edizione della Settimana della cucina italiana nel mondo.

Gli albanesi hanno sempre dimostrato un grande amore per l’arte e la cultura italiana; anche per questo la promozione della nostra lingua e cultura è stata al centro del mio mandato in questi 4 anni. Allo stesso tempo gli Italiani dimostrano un interesse crescente per le bellezze naturali e culturali dell’Albania, valorizzandole in diverse occasioni. Penso, ad esempio, al recentissimo Festival della letteratura di Mantova in cui una sessione è stata dedicata a “Tirana nei libri” e alla quale ha preso parte anche la Ministra Margariti.

Che ruolo ha la lingua in questo scambio culturale?

La lingua italiana è componente fondamentale e veicolo dello scambio culturale tra Italia e Albania. La maggior parte degli albanesi parla italiano e le università italiane sono le più frequentate dai giovani albanesi all’estero: l’Ambasciata ha registrato quest’anno più di 450 richieste di studenti albanesi, solo per le iscrizioni al primo anno di università. La scorsa settimana abbiamo completato inoltre le procedure per l’assegnazione delle borse di studio che il Ministero degli esteri e della Cooperazione italiana ogni anno concede agli studenti albanesi più meritevoli e che si sommano a quelle concesse dalle regioni e università italiane.

E anche le giovanissime generazioni amano l’italiano: circa 80 scuole pubbliche aderiscono al Programma Illiria che prevede l’insegnamento dell’italiano come prima lingua straniera, mentre 9 scuole tra Tirana, Korcia e Scutari ospitano sezioni bilingui, dove i ragazzi hanno l’opportunità straordinaria di formarsi secondo un modello bi-culturale, studiando programmi sia albanesi che italiani, con docenti dei due Paesi. Qualcosa che le migliori scuole private offrono a caro prezzo ma che - grazie a un accordo tra Italia e Albania - possiamo offrire gratuitamente nel sistema pubblico albanese in queste nove scuole dell’Albania.

L’italiano in Albania sembra essere meno diffuso che in passato, perché prima in tanti lo hanno imparato “passivamente” dalla televisione, oggi quella realtà non esiste più, però l’insegnamento formale è molto più diffuso nel sistema scolastico albanese, con un investimento significativo del Governo italiano, ed è considerato strategico dai nostri Paesi.

L’Ambasciata d’Italia a Tirana amplifica poi il valore di questo investimento con continui progetti volti alla formazione degli insegnanti albanesi e collabora costantemente con il Ministero dell’istruzione albanese per arricchire e avvicinare il sistema educativo albanese a quello dell’Unione Europea.

Una sua opinione sull’eredità “comune”, inclusi gli interventi sull’architettura?

L’Albania moderna nasce con il trasferimento della capitale a Tirana, di cui si festeggia il centenario il prossimo anno. Questo momento ha segnato l’inizio della costruzione dell’impianto urbanistico attuale della città ad opera di urbanisti e architetti principalmente italiani che - da quel momento e sino agli inizi della seconda guerra mondiale - ne hanno sostanzialmente disegnato il profilo. Profilo che personalmente ritengo vada preservato, non soltanto per la qualità architettonica ma anche perché costituisce la memoria storica della città, l’unica rimasta tranne poche eccezioni più antiche.

In questa riflessione rientra anche il caso del Teatro Nazionale?

Non sta a me dire quali edifici vadano restaurati e quali distrutti per far posto a nuove costruzioni. Penso che in un Paese democratico tali scelte debbano essere condivise il più possibile, perché una volta prese non è possibile tornare indietro e la memoria comune che vive negli edifici storici rischia di scomparire.

Tutti questi argomenti incidono sull’attuale situazione politica e civile in Albania. Una sua riflessione su ciò che sta succedendo?

Credo che questa fase di delegittimazione reciproca sia durata anche troppo a lungo. Le scelte radicali dell’opposizione non giovano alla stabilità del Paese, e questa è soprattutto responsabilità della maggioranza. Le elezioni del 30 giugno scorso non hanno avuto a cuore gli interessi dei cittadini, come ha sottolineato il rapporto finale dell’OSCE-ODHIR, lo scontro politico ha portato a un clima di incertezza legale che ancora non si è chiarito.

Una decisione positiva del Consiglio europeo a ottobre in merito all’apertura dei negoziati con l’UE, che L’Italia sostiene da anni, potrebbe aiutare a voltare pagina e favorire il dialogo politico, ma mi auguro che questa apertura possa verificarsi anche prima del 18 ottobre.

È comprensibile che la diplomazia tenda a non intervenire, ma forse c’è un suo commento su questo? (Elezioni, compravendita voti, ruolo della giustizia)

L’ho detto più volte, lo ripeto una volta di più, non sta a noi intervenire. Come rappresentante di un Paese amico, che ha a cuore la stabilità e lo sviluppo sostenibile dell’Albania sento però il dovere di esprimere preoccupazione quando vedo che qualcosa di importante non funziona come dovrebbe. Oggi sono davanti all’opinione pubblica diversi casi in cui politici e funzionari sembrano coinvolti in gravi violazioni della legge, ma tali casi non vengono risolti per via dell’inefficienza del sistema giudiziario. La recente sentenza sull’Ex Ministro Tahiri – sul cui merito ovviamente non mi esprimo – può rappresentare un passo avanti nell’affermazione di una giustizia che non si ferma davanti agli “intoccabili”. Questa situazione, che danneggia anche le persone ingiustamente accusate che non riescono a ottenere il riconoscimento della loro innocenza, conferma l’esigenza di procedere speditamente nella riforma radicale della giustizia albanese avviata tre anni fa, e che ha bisogno di essere sostenuta da tutte le parti politiche e dalla società civile.

Finora abbiamo parlato dell’Albania, una cui parte è oramai anche la comunità italiana. Secondo lei, riguardo alle condizioni e all’accoglienza dei “vicini”, cosa dev’essere migliorato?

Siamo per certo una delle comunità straniere più numerose. Anche se non ci sono le decine di migliaia di Italiani che ho spesso sentito citare, abbiamo comunque una comunità di circa tremila italiani tra residenti o comunque stabilmente presenti (l’agenzia statistica albanese nel 2018 ha rilevato 1.709 italiani residenti) che aumenta se consideriamo coloro che hanno interessi economici e professionali nel Paese e lo frequentano con assiduità pur senza abitarci stabilmente.

La forte rappresentanza di imprese e professionisti tra gli italiani presenti dimostra l’alto potenziale economico del paese. Purtroppo però devo registrare un deterioramento del business climate: sempre più spesso si verificano casi di imprenditori che affrontano la concorrenza straniera con mezzi illeciti e pressioni che – con un sistema amministrativo ancora debole e un sistema giudiziario inadeguato - rendono difficile non solo la crescita ma anche il mantenimento degli investimenti italiani e internazionali. Occorre un maggiore impegno delle autorità per tutelare e quindi facilitare la penetrazione di quegli imprenditori sani che vorrebbero cogliere le opportunità del mercato albanese nel rispetto degli standard europei nel settore.

Per concludere, la sua vita in Albania, quali sono state le difficoltà, ma anche le soddisfazioni?

Ho trascorso quattro anni ricchi di esperienze in questo paese, ho imparato molto del popolo albanese e porterò questi ricordi con me.

L’Albania negli ultimi anni ha lavorato molto per migliorare le condizioni al suo interno ma ha ancora molte sfide da affrontare. Credo sia importante continuare a lavorare intensamente nel Paese per le più giovani generazioni, per impedire che queste cerchino fortuna e successo fuori dal loro paese.

Ho potuto però osservare con i miei occhi come l’integrazione di molti cittadini albanesi in Italia abbia dato frutti positivi anche per l’Albania. Coloro che in questi anni hanno deciso di rientrare in Italia hanno riportato non solo la lingua, ma anche la cucina e la cultura italiana in Albania, contribuendo a rafforzare ancor di più il rapporto storico di amicizia e vicinanza tra i nostri due Paesi. Porterò con me anche molte delle loro storie che mi hanno svelato ancor di più l’intensità del legame tra il popolo italiano e quello albanese.

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Luogo:

Tirana, Albania

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