{"id":3468,"date":"2018-04-19T14:59:35","date_gmt":"2018-04-19T12:59:35","guid":{"rendered":"https:\/\/ambtirana.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2018\/04\/massimo-d-alema-riceve-onorificenza\/"},"modified":"2018-04-19T14:59:35","modified_gmt":"2018-04-19T12:59:35","slug":"massimo-d-alema-riceve-onorificenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambtirana.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2018\/04\/massimo-d-alema-riceve-onorificenza\/","title":{"rendered":"Massimo D\u2019Alema riceve onorificenza \u201cMadre Teresa\u201d dal Presidente Meta"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019intervento dell\u2019on. Massimo D\u2019Alema alla cerimonia di consegna dell\u2019onorificenza \u201cMadre Teresa\u201d da parte del Presidente della Repubblica d\u2019Albania, Ilir Meta.<\/p>\n<p>&#8220;Signor Presidente della Repubblica, caro amico Ilir Meta, signor Primo Ministro, caro amico Edi Rama, Membri del Governo, Ambasciatore d\u2019Italia, cari amici, signore e signori,<\/p>\n<p>voglio innanzitutto esprimere la mia gratitudine per il grande onore che mi \u00e8 stato fatto; un onore che considero il suggello di una lunga amicizia ma anche certamente un riconoscimento che va aldil\u00e0 della mia persona. Ci\u00f2 cui rendiamo omaggio qui \u00e8 infatti, innanzitutto, l\u2019amicizia tra il popolo albanese e il popolo italiano.<\/p>\n<p>Si tratta di una storia antica, segnata da alterne vicende. Non possiamo dimenticare che il mitico Skanderberg, l\u2019eroe nazionale albanese, si chiamava Giorgio Castriota e fu alleato di Venezia e di Napoli nella lotta contro i Turchi e fu signore di Trani e di Monte Santangelo e la sua famiglia rimase feudataria di Soleto e di Galatina, nella Puglia cui sono molto legato.<\/p>\n<p>Non voglio certamente tacere i momento oscuri della nostra storia comune e in particolare le responsabilit\u00e0 del fascismo italiano. Anche se, se pensiamo all\u2019architettura e alle strade, bisogna riconoscere che l\u2019Italia di quel periodo non lasci\u00f2 solo tracce negative.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 di cui voglio brevemente parlare \u00e8 soprattutto l\u2019esperienza della nostra generazione. Mi riferisco a quasi tre decenni nel corso dei quali l\u2019Albania, dopo aver conquistato la democrazia ha proceduto lungo il travagliato cammino della costruzione di un Paese moderno, membro della Nato, proiettato ormai verso la piena integrazione europea. Lungo questo cammino i democratici italiani sono stati a fianco del popolo albanese. Penso ai drammatici e cruciali anni Novanta; alla missione Pellicano che dal settembre del 91 al dicembre del 93 sostenne il popolo albanese con aiuti alimentari e nel campo dell\u2019assistenza sanitaria anche per evitare il rischio di uno spopolamento del paese in una fase di caos e di incertezza. Ricordo, dopo un periodo di ripresa e di sviluppo, il collasso delle finanziarie piramidali e le persone che fuggivano verso l\u2019Italia nel 1997. Ho in mente quella notte del venerd\u00ec Santo in cui la tragedia della motonave Kader i Radesh spezz\u00f2 la vita di numerosi cittadini albanesi. Ricordo il senso di colpa per le nostre responsabilit\u00e0 in quell\u2019incidente e la serata dolorosa in cui io &#8211; allora leader del maggior partito di Governo &#8211; incontrai a Brindisi un gruppo di familiari delle vittime. Allora fu l\u2019Italia il Governo di Romano Prodi che prese l\u2019iniziativa per la missione Alba sotto l\u2019egida delle Nazioni Unite e dell\u2019OSCE per contribuire alla stabilizzazione dell\u2019Albania e alla ripresa del processo democratico. Infine il decennio si concluse con la guerra nel Kosovo. Un conflitto che invest\u00ec duramente l\u2019Albania sia dal punto di vista emotivo per la solidariet\u00e0 con le popolazioni albanesi del Kosovo, sia dal punto di vista materiale per l\u2019afflusso di quasi 300.000 profughi. Fu un\u2019altra primavera difficile. Ricordo che trascorsi la Pasqua a Kukes e che vidi con i miei occhi i fiumi di profughi che attraverso il valico si riversavano verso l\u2019Albania; incontrai le persone ferite, traumatizzate dalle violenze dei gruppi militari e dei soldati serbi. Fu allora che mi convinsi che bisognava agire e che l\u2019Italia doveva prendersi la sua parte di responsabilit\u00e0 in un\u2019azione militare. Nello stesso tempo dovevamo essere a fianco dell\u2019Albania nell\u2019accogliere e proteggere le persone che fuggivano. Nacque cos\u00ec la missione Arcobaleno che port\u00f2 non solo i militari e i funzionari italiani ma anche e soprattutto tanti giovani del volontariato laico e cattolico ad impegnarsi nei centri di accoglienza accanto agli amici albanesi .In quegli anni si gettarono le basi di una collaborazione che \u00e8 stata esemplare e vincente. Insieme abbiamo combattuto la criminalit\u00e0, il contrabbando e il traffico di esseri umani governando il flusso migratorio verso l\u2019Italia in modo tale che alla fine esso \u00e8 risultato utile a tutti e due i nostri paesi. Insieme abbiamo fatto crescere una collaborazione economica sempre pi\u00f9 stretta, mutualmente vantaggiosa che ormai andata oltre il rapporto di scambio verso un vero e proprio sviluppo integrato.<\/p>\n<p>Soprattutto l\u2019Italia \u00e8 stata ed \u00e8 a fianco dell\u2019Albania con il suo sostegno al processo di integrazione europea del vostro Paese. Come Ministro degli esteri di Italia volli essere presente nel giugno del 2006 alla firma del Trattato di associazione. Ricordo che Sali Berisha aveva voluto a quella cerimonia anche l\u2019opposizione socialista, ma non tuttavia Edi Rama nei confronti del quale non ha mai nutrito una particolare simpatia. E i socialisti erano rappresentati &#8211; mi pare &#8211; da Pandeli Maiko. Quella fu una tappa di un lungo cammino che ha portato, l\u2019altro giorno, alla decisione di dare avvio al negoziato per l\u2019accesso dell\u2019Albania nell\u2019Unione Europea. Una decisione che l\u2019Italia saluta con grande gioia perch\u00e9 questo obiettivo \u00e8 stato da sempre e rimarr\u00e0 uno degli obiettivi fondamentali della politica estera italiana. Devo confessare che non mi \u00e8 mai piaciuta l\u2019espressione allargamento dell\u2019Unione Europea, anche perch\u00e9, parlando dei Balcani occidentali, dobbiamo riconoscere che, anche geograficamente, non si tratta di allargamento, ma si tratta di sanare una ferita rimasta aperta nel cuore dell\u2019Europa. Questa parte dell\u2019Europa che ha vissuto un\u2019epoca travagliata di contrasti e conflitti deve trovare nel seno dell\u2019Unione la garanzia della stabilit\u00e0 e della cooperazione.<\/p>\n<p>Io ho particolarmente apprezzato l\u2019impegno dell\u2019Albania per promuovere il dialogo e la cooperazione nei Balcani. Ricordando la durezza di conflitto vissuto con emozione, in anni pi\u00f9 recenti, due particolari momenti. La prima volta quando, inaugurando l\u2019Istituto di cultura Italiano a Belgrado, un gruppo di giovani mi ringrazi\u00f2 per avere aiutato la Serbia a liberarsi di Milosevic. La seconda volta vedendo allo stesso tavolo dialogare tutti i capi dei Governi dei Balcani in particolare per l\u2019iniziativa di Edi Rama e di Vucic, protagonisti di una svolta in direzione della distensione della cooperazione.<\/p>\n<p>In questi anni come esponente delle forze progressiste italiane ho seguito con grande attenzione e spirito di amicizia le vicende della sinistra albanese e dei suoi leader. Una nuova generazione si \u00e8 affermata, non senza contrasti, dopo il tempo di Fatos Nano. Ho avuto l\u2019onore di collaborare con Pandeli Maiko, con IIir Meta che considero un grande amico dell\u2019Italia oltre che un amico personale e infine ho il piacere e l\u2019onore di essere amico di Edi Rama che ricordo ancora Ministro della cultura di tanti anni fa e di cui poi abbiamo seguito la straordinaria esperienza di Sindaco di Tirana e poi l\u2019avvento alla guida del partito socialista e alla guida del Paese. Un rapporto di amicizia e di collaborazione che, insieme a Giuliano Amato, ho coltivato anche insieme al lavoro della Fondazione Italiani Europei.<\/p>\n<p>Il rapporto con l\u2019Albania ha rappresentato una parte importante della mia esperienza politica e umana. Anche ora, nel tempo che verr\u00e0, un tempo doverosamente dedicato ormai ad un impegno di riflessione e di studio, (come dice una bella canzone italiana \u201cchi non pu\u00f2 pi\u00f9 dare cattivi esempi, \u00e8 bene che dia buoni consigli\u201d) intendo continuare a coltivare la mia amicizia con il vostro Paese e con le molte persone che \u00e8 imparato a conoscere e ad apprezzare e di cui sono diventato amico. L\u2019Albania di oggi \u00e8 un Paese moderno, che vive un periodo di grande crescita e trasformazione, ormai proiettato ad entrare come protagonista in una Unione Europea che ha certamente bisogno di energie fresche e di nuovo slancio. L\u2019Albania \u00e8 un Paese nel quale vengono tanti italiani, non pi\u00f9 certo per portare aiuto, ma semmai per cercare opportunit\u00e0. Di questo dovete essere orgogliosi perch\u00e9 \u00e8 soprattutto merito vostro di una nuova generazione non solo di leader politici ma, di intellettuali, di lavoratori e di imprenditori albanesi. Ma del vostro successo lasciate che si sentano orgogliosi e felici anche quelli che &#8211; come chi vi parla &#8211; non ha mai cessato di avere fiducia nel vostro Paese, vi \u00e8 stato amico e continuer\u00e0 ad esservi amico nel tempo che verr\u00e0.&#8221;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"resource\/img\/2018\/04\/dalema.jpg\" alt=\"dalema\" \/><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019intervento dell\u2019on. 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